L'opposizione turca chiede l'espulsione dell'ambasciatore statunitense
Le dichiarazioni rilasciate dall'ambasciatore statunitense ad Ankara, Thomas Barrack, durante il Forum diplomatico di Antalya, hanno scatenato un'ondata di aspre critiche negli ambienti politici turchi, in particolare da parte dell'opposizione.
Quest'ondata è guidata dal leader del Partito della Felicità, Mahmut Arikan, che ha nuovamente chiesto che il diplomatico americano venga dichiarato "persona non grata".
Il quotidiano Aydınlık, organo di stampa del movimento di opposizione eurasiatico, ha riportato le dichiarazioni di Arikan, secondo cui le osservazioni di Barak erano inaccettabili sia a livello nazionale che regionale, sottolineando che la politica estera turca non è un campo di battaglia per le interferenze straniere.
Arikan ha dichiarato in un comunicato diffuso tramite i social media: "Ribadiamo la nostra richiesta di dichiarare Barak persona non grata, poiché la nostra sovranità e le nostre decisioni non sono soggette a compromessi".
Arikhan ha replicato duramente all'affermazione di Barak secondo cui "la regione rispetta solo il potere", definendo tale asserzione "una comprensione errata della storia".
Ha aggiunto: "Le potenze imperialiste che si sono basate sull'oppressione hanno subito una sconfitta in queste terre. Ciò che rimane eterno non è la forza bruta, ma i valori di giustizia, verità e coscienza umana."
Ha inoltre sottolineato che le terre turche, che hanno scritto epopee di resistenza contro l'egemonia, "non permetteranno a nessuno di legittimare l'occupazione o di normalizzare i progetti sionisti".
Sul fronte interno, Arikan si è rivolto direttamente al governo turco, chiedendo: "Cosa aspettano i decisori? Cos'altro deve fare Barak per dichiarare qualcuno persona non grata?".
Ha deriso gli slogan di Ankara sulla guida della "coalizione umanitaria", invitandola a tradurre queste affermazioni in azioni diplomatiche concrete in risposta a quelle che ha definito dichiarazioni provocatorie americane.
È opportuno sottolineare che, durante il forum, Barak ha anche evidenziato l'impossibilità di eliminare militarmente entità come Hezbollah, suggerendo che le soluzioni sostenibili risiedono nello sviluppo e nella crescita economica.
Ankara si era precedentemente mostrata contrariata dalla definizione di Barak delle tensioni turco-israeliane come mera "retorica politica" e dal suo appello a un approccio cooperativo nei settori dell'energia e della sicurezza, che le autorità turche consideravano un'inaccettabile ingerenza nei loro affari e nelle loro politiche regionali.
Gli esperti turchi sottolineano che Barak viene spesso criticato per il suo stile diretto e i suoi giudizi severi, che si discostano frequentemente dalle norme diplomatiche tradizionali, intensificando ulteriormente le polemiche sul suo ruolo nella capitale turca.
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